Overlay e valore aggiunto: quando il garantito non viene coperto
Justin Hammer, Live Events Director di PokerAtlas e Tournament Director per diverse realtà live e online, prende spunto da un recente torneo organizzato su Hijack Poker che ha registrato un overlay — termine che nel gergo indica un garantito superiore al montepremi effettivamente generato dalle iscrizioni.
Come spesso accade in queste situazioni, non sono mancati i commenti dei giocatori, pronti a suggerire il giorno dopo come evitare di mancare il garantito. Un copione già visto, che però offre lo spunto per una riflessione più ampia e strutturata.
La domanda chiave: quanto deve durare un torneo?
Secondo Hammer, il punto di partenza per costruire qualsiasi struttura di torneo non dovrebbe essere il numero di chip o la durata dei livelli, ma una domanda molto più semplice e condivisibile:
Quanto dovrebbe durare il torneo?
Solo rispondendo a questa domanda è possibile lavorare a ritroso e dare coerenza a tutti gli altri elementi della struttura.
Le richieste dei giocatori (sempre le stesse)
Quando si parla di “migliorare” una struttura, Hammer sottolinea come i feedback dei giocatori siano quasi sempre identici:
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più chip iniziali
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livelli più lunghi
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più livelli
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meno rake
Richieste comprensibili, ma difficilmente compatibili con tutti i buy-in, tutti i tornei e tutti i modelli economici. Una struttura non può essere universale senza rischiare di svalutare i tornei di fascia più alta o rendere inefficiente l’organizzazione per la poker room.
Un equilibrio tra giocatori e casa
Hammer è chiaro sul punto:
«Quando creo una struttura, sto cercando di raggiungere obiettivi sia per i giocatori che per la casa».
Costruire un torneo significa trovare un equilibrio tra valore percepito, sostenibilità economica e durata complessiva dell’evento. Non si tratta di “punire” i giocatori, ma di portarli tutti — organizzatori compresi — verso un obiettivo comune.
Perché non si può avere tutto
Un esempio pratico chiarisce il concetto:
se un torneo deve durare 10 ore, non può allo stesso tempo offrire 100.000 chip iniziali e livelli da 60 minuti. Sarebbe, di fatto, una struttura da 30 ore compressa artificialmente.
Il risultato?
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troppe eliminazioni concentrate nella fase finale
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meno gioco quando i piatti diventano davvero significativi
Come si costruisce davvero una struttura
Se la durata è fissata, ad esempio 12 ore, il resto diventa una questione matematica e di design:
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quanti giocatori vogliamo ancora in gioco a metà torneo?
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preferiamo eliminazioni costanti o un’accelerazione nella seconda parte?
Ecco perché i tournament director spesso mettono in guardia contro stack iniziali troppo profondi: più giocatori sopravvivono all’inizio, più velocemente dovranno uscire dopo, riducendo la qualità del gioco nelle fasi decisive.
In alcuni casi, dare molto spazio alla fase iniziale può avere senso, soprattutto per garantire valore ai partecipanti. Ma non è sempre la scelta giusta.
L’obiettivo finale: arrivare tutti soddisfatti
Hammer conclude con una nota ironica — definendosi scherzosamente un “evil tournament director” — per poi ribadire il vero obiettivo:
«Voglio portarci tutti nel punto che desideriamo: un torneo che duri il tempo giusto e che lasci soddisfatti giocatori e organizzatori quando finisce».
Chi è Justin Hammer
Justin Hammer è:
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Live Events Director di PokerAtlas
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Tournament Director online per Hijack Poker
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TD per Thunder Valley Casino Resort
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consulente e socio di minoranza del Desert Bluffs Casino (Washington)
Con esperienza trasversale tra live poker, online e gestione di casinò, è considerato una delle voci più autorevoli nella progettazione dei tornei moderni.
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