David Leroy racconta la Los Angeles del poker prima del boom: “Era un altro mondo”
Com’era giocare a poker a Los Angeles prima del Black Friday, della crisi immobiliare del 2008 o persino del boom innescato dal successo di Chris Moneymaker?
Per scoprirlo, basta ascoltare David Leroy, Tournament Manager del Commerce Casino, che in un’intervista concessa a Eric Lusch per Poker.org ha ripercorso gli anni in cui la scena live californiana era dominata dal Limit Hold’em e da un ecosistema di gioco completamente diverso da quello odierno.
Gli inizi al Commerce: “Tutto partì da un tavolo 9/18”
Leroy muove i primi passi all’inizio degli anni 2000, proprio nella sala che oggi dirige.
“Ho iniziato a giocare a soldi veri qui al Commerce. Un amico mi ha portato per la prima volta. Giocavo 9/18$, poi sono passato ai 20/40$, fino ai 40/80$”.
Livelli che oggi suonerebbero da high roller per molti giocatori, ma Leroy chiarisce subito:
“Ero un giocatore di Limit. Era un altro gioco, un altro mondo”.
Quando il Limit Hold’em dominava Los Angeles
Prima del boom del No-Limit Hold’em, il cash game californiano si basava sui limiti fissi.
E, secondo Leroy, il field era completamente diverso.
“I giocatori regalavano soldi. Bastava il poker ABC: sedersi, aspettare mani premium e puntare. Nessuno pensava al range dell’avversario, pensavano solo alle loro carte”.
Gli avversari erano spesso calling station, pronti a pagare con una coppia bassa anche in spot marginali.
“Se avevi una coppia alta, puntavi e prendevi tre call. Valore automatico. E capivi quando eri battuto”.
Un approccio semplice ed efficace, lontanissimo dai concetti odierni di GTO.
La run perfetta: 31 sessioni vincenti consecutive
Agli inizi del 2000, Leroy vive quella che definisce la miglior striscia positiva della sua carriera.
“Tra il 2002 e il 2003 ho inanellato 31 sessioni vincenti consecutive nei 20/40$ e 40/80$. Entravo, vincevo un mazzo, uscivo. O tornavo più tardi, facevo 500 o 1.000 dollari e andavo via”.
Un periodo di run “irreale”:
“Floppavo set con qualsiasi coppia. Quando non lo centravo con i due, mi chiedevo cosa fosse successo”.
I risultati nei tornei e il declino del Limit
Tra il 2004 e il 2005, Leroy colleziona cinque tavoli finali dal vivo, incluso un best score da 17.641 dollari (dati The Hendon Mob).
Poi, però, tutto cambia.
Con l’avvento del No-Limit Hold’em e con la crisi immobiliare del 2007/08, la scena pokeristica di Los Angeles vive una rivoluzione.
“Dopo la crisi, molti gambler andarono broke. Gli altri migliorarono. Il livello si alzò drasticamente. Gente che ti faceva check-raise con middle pair, ragionamento, analisi dello stile… Le partite divennero molto più difficili”.
Il romanticismo del “vecchio Limit” lasciò spazio a un poker più tecnico e competitivo.
Dal tavolo alla direzione: gli anni nei casinò della contea
Con il mutare del gioco, Leroy segue un percorso professionale diverso, entrando nel mondo della gestione delle poker room.
Comincia al Club Caribe, una piccola sala da 10–15 tavoli a Cudahy.
“Facevamo tornei da 10 dollari, multi re-buy, con garantito da 2.000$. Era perfetto per i low roller, ed era fantastico”.
Alla chiusura del club nel 2009, Leroy si sposta all’Hustler Casino, poi al Bicycle Hotel & Casino, sotto la guida del leggendario Mo Fathipour.
“Pensavo di sapere tutto. Ma alla Bike ho capito che non sapevo niente. Mo mi ha insegnato tantissimo”.
Infine il ritorno “a casa”, al Commerce Casino.
“Voglio restare qui e andare in pensione qui. Al Commerce c’è sempre azione, professionalità, continuità. E trattano bene i dipendenti”.
Una vita nel poker che attraversa tre ere
Dagli anni d’oro del Limit alle evoluzioni del No-Limit moderno, fino alla direzione di una delle più importanti poker room del mondo: la storia di David Leroy è un viaggio dentro l’evoluzione stessa del poker californiano.
E attraverso le sue parole — raccolte nell’intervista originale di Eric Lusch per Poker.org — emerge un’epoca che non tornerà più, ma che ha contribuito a plasmare il gioco che oggi conosciamo.


