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Generazione di fenomeni?
Poker

APPROFONDIMENTO: Generazione di fenomeni?
Ma è mai possibile che in tutti i siti e forum di poker per insegnare a giocare si parli solo e soltanto delle mani vincenti? Mirare alla perfezione: ecco cosa porta alla rovina nel poker.... Leggi tutto

di Claudio “Yazek” Poggi

 
Chi scrive seriamente di poker, come nel suo piccolo cerca di fare il sottoscritto, tenta sempre di farlo in modo che passi il messaggio giusto. L’idea è: il poker è un gioco di abilità dove la fortuna fa la sua parte, ma dove alla fine il lavoro, inteso come applicazione teorica e pratica, non può che pagare. Frequentando più o meno attivamente diversi siti e diversi forum dedicati noto un’usanza, piuttosto comune tra chi si definisce un esperto o un “coach” (come va tanto di moda di questi tempi), che comincia un po’ a stancarmi: la descrizione di mani esclusivamente vincenti.
 
Mi spiego. È possibile che per utilizzare degli esempi esplicativi i maestri del poker, o presunti tali, utilizzino solo e soltanto mani nelle quali hanno finito col vincere? Chiunque abbia un po’ di cognizione di causa del fenomeno-poker sa che mirare alla perfezione è una perdita di tempo totale: nessuno, neppure il più forte giocatore di poker al mondo, può aspettarsi di vincere o di fare la scelta giusta in ogni mano. Ma in Italia il poker è un argomento ancora piuttosto giovane e grezzo e la maggior parte di chi affolla i siti e i forum è ancora alle prime armi. Dunque non si corre il rischio che passi un messaggio sbagliato, cioè quello del “se mi ascoltate vincerete tutte le mani che giocherete”?
 
Oggettivamente è difficile trovare un “coach” che parla di come abbia sbagliato a valutare una mano e soprattutto del perché ha sbagliato a farlo. È molto più facile leggere di mani nelle quali l’esperto di turno ha avuto una lettura illuminante che gli ha permesso di portarsi a casa un piatto che “noi comuni mortali”, con le nostre conoscenze limitate e con la nostra esperienza risicata, non avremmo mai potuto strappare all’avversario. Quindi per arrivare al livello di chi insegna è sufficiente imparare “come si fa”? Dal mio punto di vista ci si sta concentrando un po’ troppo sul “come bisogna agire” piuttosto che sul “come non bisogna agire e perché”.
 
Naturalmente non sto affatto sostenendo che sia sbagliato presentare al pubblico mani vincenti e che sia giusto presentare solo mani perdenti. Dico solo che per una crescita completa un giocatore ha bisogno di capire cosa è giusto e cos’è sbagliato, come agire di fronte ad una determinata situazione e come invece non comportarsi. E per farlo è necessario portare alla luce esempi positivi ed esempi negativi, spiegando in entrambi i casi i motivi che hanno portato rispettivamente a una vittoria o a una sconfitta, e insistendo sul concetto che non c’è mai nulla di scontato e di facile, neppure per i giocatori più navigati, neppure per chi ci sta insegnando come giocare a poker. Altrimenti se ci piace vincere facile c’è il gratta e vinci… giusto?
 
cYp
 
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